È iniziata la nuova edizione di Libri in Accademia, la rubrica dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Macerata, dedicata a incontri e approfondimenti con autori e studiosi di storia dell’arte, di patrimonio, di discipline museali e pedagogiche, appartenenti al vasto mondo della cultura, giunta quest’anno alla sua sesta edizione.
Martedì ventotto ottobre si è tenuto il primo appuntamento, curato dalle docenti Loredana Finicelli e Maria Stella Bottai. Protagonista dell’apertura della rassegna è stata Laura Leuzzi, storica dell’arte e docente alla Robert Gordon University di Aberdeen. Leuzzi, tra le maggiori esperte di videoarte, ha introdotto i presenti a Rewind Italia, progetto che ha permesso di riportare alla luce opere, testimonianze e artisti della prima stagione della videoarte, costruendo un vero e proprio database di ricerca dedicato al versante italiano di questo genere artistico.
La studiosa è partita dalle origini, raccontando la nascita nel 2005 del progetto Rewind nel Regno Unito, ideato e diretto dall’artista e docente Stephen Partridge. L’intento era quello di recuperare e digitalizzare opere video britanniche degli anni Sessanta e Ottanta, minacciate dall’obsolescenza dei supporti magnetici. Poi, nel 2011, si cercava una figura esperta che si dedicasse al caso italiano: la scelta cadde su Leuzzi, e così prese vita il progetto Rewind Italia.
La storica ha ripercorso i momenti fondamentali della videoarte in Italia, dalle sperimentazioni di Lucio Fontana e il suo “Manifesto del movimento spaziale per la televisione”, fino alle prime trasmissioni artistiche e sperimentali degli anni Settanta. Ai tempi, la videoarte era un’arte nuova e dirompente, che necessitava di essere compresa e accolta da sguardi titubanti. Significativa, considerato ciò, è stata La televisione che piange, opera di Fabio Mauri, in cui da uno schermo in bianco e nero, un pianto fuori campo irruppe nel palinsesto, entrando nelle case italiane e disorientando gli spettatori.
Leuzzi ha poi ricordato le personalità centrali del panorama della videoarte, come Ketty La Rocca, Luca Maria Patella, Lola Bonora, Paolo Cardazzo, condividendo l’emozione del momento in cui venivano digitalizzati i loro materiali inediti. La studiosa ha sottolineato più volte come molte di queste opere siano rimaste invisibili per decenni, e dunque, la loro riscoperta ha rappresentato la ricomposizione di un frammento essenziale di qualcosa che è più grande: la nostra storia artistica, sociale e culturale.
Oggi Laura Leuzzi prosegue la sua ricerca in un nuovo progetto, Rewind Yugoslavia, mossa dalla stessa volontà di restituire memoria e continuità a un patrimonio fragile ma fondamentale.
L’incontro si è poi concluso con un dibattito sull’importanza della conservazione dell’arte tecnologica e sul funzionamento dei finanziamenti per la ricerca, evidenziando la necessità di risorse stabili per garantire un futuro a tutte quelle opere ancora “dormienti”, affinché possano vedere nuovamente la luce.
In definitiva, l’incontro con Laura Leuzzi è stato specchio della sua ricerca: un occhio sempre sul passato e l’altro sul futuro della memoria. Un invito a riflettere su come il video, corpo fragile e fluido, continui a parlarci ed esistere, anche contro l’erosione del tempo.