Nel cuore di Berlino, tra luci soffuse e atmosfere rarefatte, Martina Chilardi, studentessa di Graphic Design dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone, ha lasciato un segno a MANIFEST:IO, prestigiosa rassegna di arte elettronica e nuovi media. Qui, dove il confine tra reale e metafisico è sempre labile, lo spettatore diventa parte dell’esperienza.
La sua opera Displaced Memories esplora la gentrificazione e la perdita d’identità dei luoghi, fenomeni sempre più tangibili nelle metropoli moderne. Attraverso l’intreccio di graphic design, tipografia e arte generativa, Martina crea un paesaggio fragile, in cui la tecnologia si fa narrazione tra passato, presente e futuro. Un racconto in cui il tempo lineare è solo un ricordo.
Ed è proprio dal ricordo che prende forma la sua ricerca. Chilardi rielabora fotografie d’archivio della sua città natale, Siracusa: scorci risalenti agli anni ’20 e ’60 prendono vita; un’epoca in cui il tessuto urbano e quello sociale erano profondamente intrecciati. Ma in un istante, tutto cambia: attraverso la tecnica del point cloud, queste memorie si frammentano in costellazioni di pixel e dati, riflettendo l’erosione culturale causata dal progresso.
L’opera è viva e si nutre costantemente di nuovi respiri: una webcam e dei sensori registrano i movimenti dei passanti, alterando le immagini in tempo reale. Il passato risponde così al presente, frammentandosi e ricomponendosi a ogni sguardo – e a ogni storia – come se la memoria si riscrivesse continuamente. Ciò si riflette inoltre nell’inserimento di parole chiave nell’opera: “ricordi”, “persone”, “luoghi”, che alternate in italiano e inglese, incarnano l’idea di memoria collettiva, e dunque di luogo come contenitore di storie.
Storie che vengono da tutto il mondo.
Il paesaggio sonoro, come l’immagine, si fa memoria in divenire: plasmato in tempo reale, reagisce ai movimenti degli spettatori, traducendo le intenzioni in variazioni sonore. Ogni gesto ridefinisce la percezione del ricordo passato, enfatizzando il legame tra la presenza umana e la frammentazione della memoria.
Displaced Memories si configura così come un’indagine emozionale sulla trasformazione, capace di evocare una dolce vena nostalgica. La sua essenza fluida suscita altresì una riflessione sulla natura effimera della memoria, su quanto i ricordi siano autentici o costantemente ridefiniti dal presente.
Allora ci chiediamo: ricordiamo davvero il passato, o ne ricreiamo continuamente una versione nuova? In un’epoca che corre incessante, Martina Chilardi dimostra una sensibilità artistica capace di fondere poesia, appartenenza e sperimentazione tecnologica. D’altronde è proprio grazie all’incontro tra passato e futuro, tra archivio e tempo reale, che l’opera di Martina nasce e si rigenera continuamente.
Il suo traguardo non rappresenta solo un successo individuale, ma anche collettivo. Lo sguardo dei giovani artisti è, per l’Accademia di Belle Arti di Frosinone, un riconoscimento prestigioso: una testimonianza di come l’arte possa essere un ponte tra memoria e avanguardia, radice e trasformazione. Preservando ciò che è stato, ma con lo sguardo rivolto al futuro.
Un futuro in continua evoluzione, così come Displaced Memories.